Dividi et impera

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Che poi uno si immagina un operaio, un impiegato, un addetto di un call center, ma anche un bel dirigente d’azienda o un boiardo di Stato. A parte quest’ultimo, agli altri, al momento cosa è cambiato con il governo Renzi? E nell’ennesima giornata di veleni e sospetti a distanza sopratutto ad un disoccupato cosa ne e’venuto in tasca della guerra Renzi – Cgil ?
Nulla, ovvio, il Jobs act ancora non è operativo e chissà mai se lo sarà entro la fine dell’anno, come promesso dal premier. E allora quale scontro evocano a distanza sia Renzi che la Cgil? Ovvio, il loro, quello che gli interessa di più e che vede protagonisti due classi, che l’opinione pubblica fatica a definire, di “lavoratori”.
Una sottile coltre di ipocrisia, in verità sempre più fitta, offusca il vero focus del problema disoccupazione. Non solo i lacci o laccioli per gli imprenditori, articoli 18 co.co.pro o altro, e dunque contratti troppo rigidi o più morbidi che gli permetterebbero di assumere o meno. Chi lavora e non ha costruito la sua carriera in partiti o sindacati, capisce bene che vedrà contratti e penna sul tavolo per firmarli, solo se garantisce all’azienda un servizio per il quale c’è domanda, dunque guadagno, business, oppure fondi dello Stato (meglio se a fondo perduto). Insomma il paròn non pensa proprio a smuovere le acque della occupazione soltanto perché sono cambiate le regole del gioco , a quel punto resta comunque fermo a galleggiare, quando va bene, se non a colare a picco, il comandante con i pochi marinai a bordo.
Bene, anzi male. Servirebbe un’idea per creare posti di lavoro, visto che la moneta scarseggia. E quell’idea non la ha Renzi, nonostante il suo dinamismo, non la ha il Ministro Poletti, nonostante la sua esperienza, né tanto meno la Cgil. Meglio dunque continuare a dividere per imperare, finché disoccupazione non li separi. Dal potere.

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