E non e’ morto…

Eh no, non e’morto. Il blog ha rischiato grosso, colpito da pigrizia atavica, stanchezza gemellare, aumentata produttività lavorativa. Ora come una palestinese cartaginese rinasce dalle sue ceneri.

Donna Luisella

Donna Luisella

 

Anzi, mi cospargo il capo di cenere e mi scuso con Roberto, innanzitutto , che mi ha curato la grafica e l’impaginazione del blog. E colgo l’occasione per inaugurare nuovamente il mio sitarello, spiegando le sezioni. Per la prima volta.

Per la biografia, poche note, che saranno anche cristallizzate nel tempo, a meno di clamorose variazioni personali, e familiari.
Sono nato a Roma nel 1970, quartiere Alberone, da famiglie borghese, papa’ imprenditore e mamma casalinga. Avevo una sorella, Arianna, purtroppo morta giovane. Da quel giorno ho fatto una basica considerazione: avevo il dovere, morale, di vivere due vite. Negli anni Ottanta giravamo con il Jaguar e andavamo in vacanza in Venezuela (quando i miei amici giravano lo spago a Torvaianica); negli anni Novanta, girata la ruota e fallita l’azienda familiare, i miei amici si divertivano per il mondo, mentre io mi concedevo il mare, solo in bicicletta, direzione Capocotta. Spesso infatti l’ammiraglia di famiglia, una Fiat 126 color senape, con gli interni in pelle, era già occupata. Il grande insegnamento di mio padre, romagnolo più che romano, morto anche lui relativamente giovane, a causa del doppio dolore familiare e lavorativo, e’restato sempre immortale: rimanere sempre la stessa persona, sia quando dispensi stipendi a venti operai e indossi il guantino per il volante in radica, sia quando rimedi una stipendio minimo e alzi la doppia levetta dell’accensione. Sempre peraltro con il guantino.
Morta Arianna, pochi giorni dopo vado via di casa, convivo a Tormarancio con Rachele, qualche anno dopo arriva la prima figlia, Federica, incredibilmente la gioia più grande della mia vita, anche se pochi giorni prima ero impazzito dalla felicita per il terzo scudetto della Roma. Oggi i figli sono diventati quattro, con Valentina, mia moglie: Bianca (la più desiderata) , e poi i gemellini (colpo di grazia), Rocco (l’erede) e Maddalena (la preferita, solo perché e’ la piccolina). Siamo tanti, troppi uso dire, quattro figli, oggi, a Roma, Italia: una follia.

Ho iniziato a fare il giornalista a 22 anni, giornali locali, poi radio e per caso la tv. Dopo 22 anni di lavoro ho aperto il blog, sfogatoio, pensatoio, stupidario? Tutto insieme. Soprattutto post che riguardano me ed altri (nimby) le notizie non più dell ‘ultimora ma da approfondire con un taglio netto (cold news) mi interesso anche di estrema destra dopo tre libri abbastanza letti (a destra della destra) e amo bere vino e far casino sopratutto nel descrivere cio’ che ho bevuto (Veronacci).

Da oggi dunque il blog fa sul serio. Come diceva Toto’, poteva morire, e non e’ morto…

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