Elogio della supplente

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Al netto della ottima notizia – tutta da confermare si spera non in mille giorni – delle migliaia di supplenti che verranno regolarizzati, no dico, vogliamo essere così ipocriti da non minimamente dolerci della scomparsa di una figura mi-to-lo-gi-ca ?
Meta’ Michela Miti meta’ mostro di Vega la supplente, non solo per la produzione filmografica di serie B, resta un esperienza incancellabile per le nostre esistenze. E il fatto che ai nostri figli sia negata, insieme all’attesa per il programma tv no demand e il pane burro e zucchero, un po’ amareggia e ci spingerebbe alla raccolta di firme contro la scuola moderna.
Grazie a una supplente, ribattezzata con cattiveria ginnasiale la “cerchiata” per un fermacapelli marroncino incollato su un capello nero unto e forforatissimo, fui sospeso la prima volta. Suppliva latino e greco, mi ricordo che quando Lina, la bidella timorata di Dio, entro’in classe per annunciare l’appendicite della terribile professoressa Fachin, nel corridoi della scuola parti’un atroce carnevale di Rio. Eravamo eccitatissimi, ci si apriva almeno un mese di pacchia, anche perché la cerchiata di fronte alle prime turbolenze, muta, zitta, in silenzio a occhi bassi, non diceva a, scriveva, scriveva molto, quello si’…Ma io non badavo e colsi l’occasione per aprire una mesata di cabaret puro: ingressi in classe con bombette alla Chaplin, cori da stadio durante le spiegazioni, rutti ai compiti in classe. La Cerchiata in silenzio, segnava.
Il conto arrivo’ alla fine del primo quadrimestre quando rischiai l’espulsione della scuola grazie sopratutto al caricone messo da mia madre che, alla lettura dell’aggettivo “ineducato”, a cote’ del sette in condotta, inizio a starnazzare davanti alla preside: Io mio figlio l’ho educato benissimo ! Insomma sospensione e figura di merda.
Siamo sinceri, le supplenti bone andavano per magia nera tutte nell’altra sezione, manco li’ ci fossero i figli della Kyenge, e dunque per i sogni erotici e il funzionamento del Girmi a quattro velocità, occorreva uno sforzo mentale che neanche Mandrake dopo le scommesse perdute.
Dunque il supplente per antonomasia era e resta Dario, giovane, non certo carino ma romanista, un passato in Democrazia Proletaria, un futuro dopo la scuola da assessore nella giunta Veltroni. Sotto la maturità spesso telefonava a casa – sono il Professor Esposito, cercavo suo figlio – e mia madre mi chiamava alla cornetta tutta eccitata non capendo i veri intenti dell’educatore : “Gianluca sei tu ? Ci serve il portiere per un calciotto…”
Eh si’, checche’ se ne dica sui supplenti, Dario fu l’unico docente a capire davvero le mie capacita’. Per questo, visto che da mesi ero fermo alla Unit 2, decise di farmi giocare il voto finale ai rigori: il supplente sul dischetto, io in porta, intorno la folla dei miei compagni divertiti. Si partiva da nove, ogni goal un voto in meno. Come avevo fatto con la cerchiata, e imitando Grobbelaar, insomma grazie alle
provocazioni, ne parai tre, strappando una clamorosa sufficienza in inglese. Con la mia pronuncia, che più che sudafricana era di Roma Sud, non ci sarei mai riuscito.

 

 

 

 

 

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