Il cane a sette zampe

Ai primi discorsi devo dire restavo rapito, quasi ammaliato, insomma comunque affascinato; poi come tutte le novità ai tempi di twitter anche la dialettica renziana comincia a perdere – per la mia scarsa attenzione evidentemente-  la sua forza prorompente. Riforme, ultime chance, Italicum, la cambiamo noi l’italia, insomma progetti, slogan e  renzate varie, ormai mi sembra di stare in questo “giorno della marmotta” da anni, in realtà sono solo sei mesi, la velocità che lo ha portyato al poetre rischia di risucchiarlo nel vortice. Ogni tanto però, è successo oggi alla camera, una frase mi ha rapito:

Matteo Renzi

 

 La vicenda è quella dell’Eni:  ”Noi non accettiamo che uno strumento costituito a difesa dell’indagato, l’avviso di garanzia, costituisca un vulnus per
l’esperienza politica o imprenditoriale di una persona. Voglio dire una cosa chiara: in queste ore un’azienda che è la prima azienda italiana, la ventiduesima al mondo, che ha decine di migliaia di lavoratori è stata raggiunta da un’indagine, da un avviso di garanzia”. La cosa la sta ripetendo ora al Senato, con uguale forza.
   “Non consentiamo a nessuno scoop di mettere in crisi migliaia posti di lavoro, non consentiamo ad avvisi di garanzia piu o meno citofonati sui giornali di cambiare la politica imprenditoriale di questo Paese. La volete chiamare svolta? Per me è il modo di fare dell’Italia un Paese civile”

La chiamate svolta ? Non direi proprio. Al netto del doverosissimo rispetto delle garanzia dell’indagato, l’attenzione del Premier è a dir poco sospetta. Difende con forza il numero uno dell’azienda più potente d’Italia , messo su quella poltrona grazie al suo benestare. Cambiamento? Quale? E se questa frase fosse stata pronunciata ai tempi di Tangentopoli, o del ventennio berlusconiano?Un leggero dubbio sulla possibilità remota, remotissima, che un azienda, sana, pulita efficente e italiana, per lavorare in certi paesi come la Nigeria (e la Finmeccanica in India) abbia dovuto oliare qualcuno?  Renzi non ne ha, e oggi lancia un altra battaglia della sua guerra ai salotti buoni (quelli che evidentemente ricevono scoop videocitofonati ). Insensibile al potere forte, cioè solo a certi poteri forti.

mattei 

 Il fondatore dell’Eni, Enrico Mattei, accusava il cartello petrolifero delle “sette sorelle”. Al suo cane a sei zampe, adesso, ne è spuntata una settima.   

 

Lascia un Commento