Pensiero aereo

“Addio” e’ lo scaramantico sms che ci mandiamo con mia moglie quando uno dei due sta prendendo l’aereo. Con una dicotomica differenza: lei prima, e durante il volo, si caga dalla paura in maniera invereconda, tra botte di ansia, sudarella, strilletti a ogni sussulto, la solita domanda poco dopo la partenza – oddio cosa e’ questo rumore – e se siamo insieme la mia solita risposta infastidita, col libro in mano appena iniziato: il carrello dell’aereo che viene ritirato. E cosi’via per tutta la tratta.

 

Aereo
Io invece ? L’uomo più tranquillo della terra, anzi tranquillo come non mai. Volare mi rilassa. Negli ultimi anni ho pensato di morire in qualsiasi situazione, anche strozzato da un boccone di prosciutto. Ho sopportato crisi d’ansia alla guida, in bici, sul treno, in pullman, per non dire in nave, dove vedo Schettini ovunque. Per non menzionare Il mio incubo notturno, la morte in mare: sono certo che creperò affogato, giammai di incidente aereo.
Poi c’e’ la morte di ogni giorno : l’infarto, secco, vivo con la sensazione perenne del formicolio al braccio sinistro, la fitta al centro del petto, il fiato corto… Ma non in aereo, dove se c’e'qualche perturbazione niente, nada, nisba, no panico, anzi, quel dondolio, devo dire, lo gradisco.
Pero’, e sono convinto che il pensiero sia comune, se sparisce un aereo nell’Oceano, o cade al centro dell’Africa, o viene abbattuto dai filorussi, dagli ucraini, dai francesi sul Mediterraneo (ah no, questo non si può ancora dire ufficialmente) mi immedesimo: e se fossi su quell’aereo, in quell’istante, con magari vicino mia moglie, cosa penserei, direi, farei? Siamo così illusi di governare la vita, che vorremmo guidare la morte. Per questo, il passeggero aereo più tranquillo del mondo, non scorda mai di scrivere addio, prima del decollo.

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