Sabella e la maledizione del Subbuteo

 Non aveva l’eleganza di Low, neanche evidentemente le capacita tattiche del tedesco, ma di fatto altro ha impedito al commissario tecnico dell’Argentina Alejandro Sabella di diventare campione del mondo, ed entrare nella storia come El Flaco Menotti.
Tutto nasce a cavallo tra gli anni settanta e ottanta, quando l’allora centrocampista cresciuto nelle giovanili del River Plate emigra nel Regno Unito. Due stagioni poco esaltanti nello Sheffield, poi lo sbarco al Leeds United nell’estate del 1980.
Negli stessi giorni noi emigravano in pianta stabile a casa di Lupus, Lucus, Lucio, insomma Andrea Luciano, nostro amico dell’Axa dai mille soprannomi e, sopratutto dal Subbeteo più confortevole, ordinato, piazzato in una stanza lavanderia dal eccezionale profumo di marsiglia e appretto. Il vicino di casa, Walter aveva ricreato una sorta di Maracana con le tribune intagliate in legno,d’effetto ma un po’scomodo- Il dirimpettaio Daniele, un classico prato verde montato su tavola di compensato e sorretto da due cavalletti in garage, il mio neanche a parlarne, volgarmente steso sulla moquette, con i giocatori che a ogni colpetto di dito saltavano in aria, tipo campo minato a Baquba.
Vuoi mettere con il Subbuteo di Lupus, con le recinzioni basse all’inglese; un giorno il papa’, funzionario dell’Ice, torno’ da una trasferta londinese con un souvenir da rosicata epocale: la classifica del campionato inglese con gli adesivi da staccare per riposizionare Arsenal, Nottingham Forest, Liverpool a seconda del risultato. Ogni squadra aveva il suo adesivo, stacca-attacca, con tanto di giocatorino di Subbuteo, riprodotto con maglia originale.
Scatto’ l’impresa impossibile: riproporre l’intera stagione della First Division (quella pura, altro che la Premier League degli sponsor…) stagione 1980-81, 22 squadre partecipanti, 11 match a giornata, per un totale di 40 giornate,che riproposte all’Highbury di Casa Luciano diventarono piu’ di 400 sfide di Subbuteo da dieci minuti l’una (cinque per tempo).Nessuno aveva una squadra prestabilita – bisognava essere una comitiva troppo grande- ci alternavamo democraticamente tra Crystal Palace e Wolwerampton, Coventry City e Manchester United, Ipswich Town e Aston Villa (seconda e prima quell’anno nella Real First Division, N.d.R).
Tutte le partite, giornata per giornata, venivano riscritte certosinamente da Lupus su un quadernone. Punteggio e marcatori. E mentre sul muro si staccava e attaccavano posizioni che era un piacere, avvenne l’imponderabile: campione d’inverno,con ampio vantaggio, si laureo’ il Leeds United. Con un leggerissimo inconveniente.

Negli anni Ottanta, senza Internet e con poche riviste specializzate, i nomi dei calciatori della First li cavavamo da qualche “Guerin Sportivo”, qualche highlights pionieristico riportato in Italia da Michele Plastino (“Football Please”), oppure i tabellini delle partite di Coppa che impegnavano le italiane con gli anglosassoni. Del Leeds conoscevamo, purtroppo, solo un nome, quello del centrocampista argentino Sabella, che a meta’torneo aveva segnato 73 reti!
 

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La “First Lupus” era a chiaro rischio credibilità. Sabella si era trasformato nel peggior incubo notturno, una sorta di mostro a sette piedi e tre teste, che sparava dentro la rete qualsiasi pallone vagasse al di la’ della Manica. Decidemmo a quel punto di anticipare, di qualche settimana, la cronaca sportivo – giudiziaria: iniziammo a truccare vergognosamente le partite. Il Leeds iniziò una serie di clamorose sconfitte fino a scivolare fuori dalla zona Uefa, Sabella veniva inspiegabilmente tenuto in panchina, nessun bobbies fortunatamente si presento’ mai nell’antistadio di Casa Lupus. La nostra First  perse però d’incanto quel profumo di bucato delle prime giornate.
Anni dopo vedendolo con quell’aria da Cocker smarrito in panchina, perdere il Mondiale ai supplementari, capimmo che Sabella era di nuovo caduto nella maledizione del Subbuteo.
O forse per vincere la Coppa del Mondo con l’Argentina, non aveva l’eleganza impermeabile di Cesar Menotti, un attaccante scatenato come un cavallo puro sangue, come Mario Kempes. E soprattutto un dittatore alle spalle come Videla.

 

Ps. Nella First reale quell’anno Sabella colleziono’ 23 presenze. Segno’ solo due reti.

 

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